Pensieri dal diario

I pensieri, i turbamenti, le inquietudini, lo smarrimento, i desideri, le passioni, le mancanze, il senso d’impotenza e di limitata libertà sono così potenti che preferisco raccontare del canto degli uccelli e del nido accogliente della camera scura riaccesa dopo anni di sonno.

15 marzo 2020

Ci chiedono di stare in casa, sembra una difficoltà che si può affrontare, che se stiamo tutti in apnea un po’ di tempo si risolve bene, è un sacrifico che si accetta, non sarà per tanto?

Dopo le prime noie e tanti monitor affollati sento un richiamo forte di vuoto, di silenzio: l’archivio analogico, la camera oscura, il nido buio e rosso, carico di odori e di visioni che nascono delicati man mano dalle acque arricchite. Memorie che si fanno vive dopo anni di silenzi. Passaggi emotivi che riaprono gli occhi e sono ancora coerenti a se stessi, senza cedimenti, senza ripensamenti. Cose vissute e trattenute allora che oggi, in questi giorni sospesi, sanno prendere per mano e camminare vicini, sicuri su gambe certe. Come ho guardato allora e così mi corrisponde adesso, dopo oltre 25 anni.

Così netti. Sono rimasta in camera oscura per ore, in silenzio, scandendo il tempo fortemente, si perché la camera oscura richiede attenzione al tempo, un secondo o due fanno la differenza, se i neri per troppa esposizione si chiudono, i grigi intermedi perdono la forza del respiro ampio, restringono il vocabolario, tagliano la purezza ai bianchi, e così il contrario: se mancano dei secondi all’esposizione i bianchi non restano trasparenti, ma annegano in dei bianchi appena grigi e la tensione dei neri del racconto non agisce, si affievolisce, resta ambiguo. Ogni singolo secondo è inchiostro che scrive e che lascia spazi bianchi di riflessioni. Così, nel tempo del tempo d’attesa, ho ripreso ad ascoltarlo, a scandirlo con il timer che canta e la lancetta scorre sui numeri del quadrante. Il tempo tangibile, analogico, con odori e carta sotto i polpastrelli.

In questi giorni ho stampato molto materiale del mio archivio, è stato un ricostruire una mappa delle mie visioni, creando un nuovo viaggio non più cronologico o specifico di un tema, ma un nuovo percorso. Un gran piacere avere tra le mani queste nuove stampe che raccontano un tempo diverso.

Poteva bastare, ero contenta. Poi ho pensato che questa mia contentezza potevo condividerla anche con gli altri e ho usato di nuovo gli schermi per riaccendere il mondo e le ho messe in vendita per beneficienza, raccogliendo soldi per acquistare respiratori e mascherine per il mondo fuori che ne ha bisogno. Il guardare ha bisogno anche del fare.

06 aprile 2020

Sono già alcuni giorni che sto vedendo le rondini. E’ un’epifania!

Pensare che questi piccoli animali hanno il desiderio di tornare mi riempie di gioia.

Stasera volteggiavano davanti alla luna bianca, prima che fosse sera.

Una vertigine.

07 aprile 2020

Cinque cinguettii della viola e dei violini

Lucia Baldini, San Giovanni Valdarno marzo-aprile 2020